Personali

Rita Bevilacqua, scomparsa una colonna dell’Artigiana San Giuseppe

Placido Vidale e Rita Bevilacqua in una foto degli anni Ottanta. scattata a Cascine di Strà

Placido Vidale e Rita Bevilacqua in una foto degli anni Ottanta. scattata a Cascine di Strà

Spirito sociale non dimentica le sue lontane origini nella missione sociale oltre che evangelica di fratel Placido Vidale, questa volta lo facciamo con il cuore pervaso da tristezza, è infatti scomparsa Rita Bevilacqua che nei primi anni Settanta entrò a far parte della comunità marianista di Vercelli. Placido l’aveva accolta, come del resto tutte le altre “ragazze” che aveva tolto agli istituti, come una figlia. Rita era molto legata a Placido e non è facile trovare delle foto di Placido senza di lei… in gita, in comunità, nel laboratorio… Poco dopo la morte di Placido (avvenuta nel 1991) si era poi trasferita ad Arcole, in provincia di Verona, dove aveva molti amici che gli sono sempre stati vicini e dove è mancata.

Di lei ho il ricordo di una persona dai molti interessi, cordiale e amichevole ma anche esigente nelle sue amicizie e nei suoi hobby, mi spiace solo di non averla frequentata più a lungo. La ricordo senz’altro come una colonna del laboratorio di stampa a Cascine Strà, dove aveva sede la cooperativa Artigiana San Giuseppe Lavoratore. Era lei che componeva tutti i libri e le riviste (non esistevano pdf, internet e diffusione dei pc) batteva i testi con grande velocità e poi li rivedeva con cura. I clienti sapevano di essere in buone mani con lei. Ha contribuito sicuramente a migliorare la qualità delle pubblicazioni stampate dalla cooperativa. Mi ricordo che aveva in particolare composto tanti volumi delle “lettere” di padre Chaminade (il fondatore dei Marianisti, ordine di cui faceva parte Placido) e che con i Marianisti amava scherzare: «Quante gliene avete fatte passare al padre Chaminade! E anche adesso non fate sempre come voleva lui». L’altro giorno ho preso in mano un vecchio bollettino del 1989, stampato a Cascine Strà, composto con i caratteri della fotocomposizione che si usava allora (una macchina grande e sferragliante con un computer che funzionava con i floppy da 8 pollici, oggi roba da museo) e ho pensato a Rita, a come è stata importante a fianco di Placido e delle altre persone della comunità. Molti a Vercelli la ricordano con affetto e una piccola delegazione ha preso parte con don Alberto Colombo alle esequie svoltesi ad Arcole lunedì 5 maggio 2014, presenti numerosissime persone del luogo che avevano imparato ad amarla. Per me e per tanti la sua immagine rimane quella qui pubblicata, con Placido e un sorriso di felicità sul volto.

 

Nuovo reportage di Matteo

Ancora Matteo fra i protagonisti dell'appuntamento fiorentino

Ancora Matteo fra i protagonisti dell’appuntamento fiorentino

Nell’apposita sezione del sito abbiamo aggiunto un nuovo capitolo scritto da Matteo, sempre sull’esperienza con il gruppo dei “Maratonabili” GUARDA LA PAGINA

Video interviste a Cinzia Frassà

Intanto il nostro Francesco Acquadro ha trovato un bellissimo aforisma di Pablo Picasso: «La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò
che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto». Un preambolo appropriato per i seguenti video. Uno l’abbiamo fatto noi, l’altro è di Marco Bongi presidente dell’associazione APRI (Associazione Piemontese Retinopatici e Ipovedenti), sono documenti interessanti.

Il video di Spirito sociale

 

Il Video postato da Marco Bongi

I luoghi poetici di Cinzia Frassà

La pittrice trinese Cinzia Frassà Defilippi

La pittrice trinese Cinzia Frassà Defilippi

Se n’è parlato sui giornali locali in queste settimane: una pittrice trinese ipovedente, Cinzia Frassà Defilippi, che realizza dipinti di buon livello, il cui valore sta anche (ma non solo) nella diversa percezione dei colori e delle forme. Opere visionabili dal vivo ancora fino a sabato 30 agosto nella chiesa di San Giovanni (via San Francesco a Trino). Spirito sociale non poteva non parlarne. Cominciamo col trattare l’aspetto artistico e poi completeremo anche con link a interessanti video-interviste. Dopo una prima fase in cui si è dedicata a opere grafiche (disegnando al computer col mouse e con l’ausilio di un ingranditore) ha scoperto la pittura, ma non nel modo classico e “accademico” sperimentando di persona tecniche diverse. che fonde in lavori polimaterici carichi sia di colore, che spalma direttamente dal tubetto o con le mani, difficilmente con il pennello. I soggetti si pongono esattamente sul “crinale” tra figurativo e astratto e possono andare in una o nell’altra direzione con grande naturalezza o fondere le due modalità. Fiori, paesaggi, evocazioni di atmosfere sono i suoi dipinti preferiti a cui ha aggiunto, da pochissimo tempo, anche i “girotondi”, abitati da figurine umane che richiamano i graffiti preistorici. Un messaggio di positività nell’affrontare la vita insieme per aiutarsi nelle difficoltà, o per riscoprire il lato gioioso dell’esistenza. A colpire di più chi osserva i dipinti è la freschezza della visione, davvero libera e molto coinvolgente, perché invita a disegnarsi il proprio paesaggio mentale dentro alla tela. E a proposito di materiali, usa molto vecchie lenzuola, tessuti vari ma difficilmente la classica tela da pittore. Utilizza il vinavyl, tovaglioli di carta, inserti materici di diversa natura e i suo lavori sono quasi sempre a più livelli, il che crea un effetto quasi tridimensionale. Ecco una gallery con molti dei lavori esposti a Trino. Orari di visita 17-19 sabato 31 anche la mattina 10-12,30.

 

Il Cammino di Marcella raccontato da Anna Rastello

Anna Rastello cortesemente risponde ad un paio di domante di “Spirito sociale”, l’abbiamo raggiunta al telefono ad Asti, in una giornata ricca di appuntamenti del tour piemontese del “Cammino di Marcella”. Sono poche battute ma restituiscono lo spirito dell’iniziativa.

Anna Rastello in una partecipazione televisiva

Anna Rastello in una partecipazione televisiva

Quali sono le finalità di questo “cammino”?

«Il nostro gruppo porta nei territori le diverse esperienze raccolte nel primo “Cammino” di 1600 Km da La Spezia al Colle pirenaico del Somport, al confine tra la Francia e la Spagna. Un evento di cui hanno parlato i grandi periodici come “Famiglia cristiana” e importanti trasmissioni televisive. Raccontiamo e raccogliamo anche le buone prassi e le esperienze più innovative dei territori sul fronte della disabilità. Pertanto se a Vercelli verremo a conoscenza di esperienze particolarmente interessanti esse entreranno a far parte del nostro “archivio” e saranno a loro volta raccontate. Mi preme sottolineare che noi cerchiamo di coinvolgere i normodotati nelle nostre tappe perché è su quel fronte che dobbiamo costruire una cultura dell’integrazione. Il nostro messaggio non è limitato al solo aspetto della disabilità, abbiamo scelto il “cammino” perché ti porta a rispettare l’uomo e la natura in cui viviamo, se prima non ricostruiamo un senso della vita umana e del suo rapporto con l’ambiente come potremmo far crescere l’attenzione per i disabili ed accoglierli autenticamente come persone portatrici di una loro ricchezza di sentimenti?».

Ci può raccontare in breve una di queste esperienze?

«Così al telefono… non si può perché si tratta di esperienze complesse ed articolate. Disponiamo di circa un centinaio di interviste interessanti e decidiamo in base al pubblico, al clima, alle circostanze ed alle domande specifiche quali raccontare. Privilegiamo le testimonianze di atleti e artisti con disabilità che attraverso queste forme di coinvolgimento hanno conquistato un ruolo sociale e sono cresciuti come persone».

(continua…)

Torna all'inizio